Neurobiologia delle dipendenze: lo stato dell'arte

Elio Acquas e Cristina Cadoni

A distanza di oltre dieci anni dal numero che questa rivista dedicava alle basi neurobiologiche delle dipendenze è parso opportuno offrire ai lettori di MDD un’aggiornata sintesi che fotografasse lo stato dell’arte della ricerca preclinica su questo importante aspetto degli studi sulle dipendenze da sostanze e non solo. Rispetto all’edizione precedente, incentrata sul coinvolgimento della trasmissione dopaminergica nei processi che sottendono allo sviluppo della dipendenza da sostanze, questa monografia, con l’intento di offrire una sintesi onnicomprensiva degli aspetti in cui oggi si articola la ricerca sulle basi neurobiologiche della dipendenza, sottolinea l’importanza di una visione in cui la centralità della scena è occupata con pari dignità dalle sostanze, dai fattori ambientali e dalle determinanti genetiche, che - in modo ancora assai lontano dall’essere chiarito - contribuiscono a indirizzare verso le note alterazioni cognitivo- comportamentali tipiche della condizione di dipendenza. In questo senso, la struttura del fascicolo rievoca l’esito della transizione che dal punto di vista semantico la definizione stessa di dipendenza (addiction) ha subito, passando dal descrivere un non meglio precisato stato di “urgenza” (positiva o negativa), progressivamente arricchitosi di connotazioni neurobiologiche, al progredire nel riconoscimento di una condizione morbosa sino al rappresentare oggi una condizione che sottende la complessa espressione dell’interazione gene-environment. Apre il numero l’articolo di Cadoni che riepiloga efficacemente le evidenze sul contributo genetico allo sviluppo di dipendenza, sull’influenza delle condizioni ambientali su un dato genotipo, ma anche di come un dato genotipo possa influire sull’ambiente e di come un fenotipo “vulnerabile” alla dipendenza sia la risultante di un’interazione complessa di molteplici fattori genetici, ambientali ed epigenetici. Questi ultimi, in grado di sostenere gli effetti a lungo termine di stimoli ambientali sull’attività dei geni, vengono dettagliatamente spiegati nel contributo di Caputi et al. che li inquadra nel contesto della regolazione del sistema oppioide a seguito dell’esposizione a psicostimolanti ed etanolo, e in quello di Rubino et al. che li inquadra nell’altrettanto importante contesto dello sviluppo dei disturbi associati al consumo di cannabis. Arricchiscono la monografia i contributi sul ruolo emergente dei processi neuroinfiammatori (Rubino et al.) che mettono l’accento sul riconoscimento del ruolo critico di astrociti e microglia nell’insorgenza della dipendenza e degli effetti avversi in seguito all’esposizione a diverse sostanze d’abuso, quello sul ruolo degli endocannabinoidi (Satta et al.), dei neuromodulatori lipidici (le etanolammidi degli acidi grassi, N-aciletanolammine) e dei recettori attivati dai proliferatori perossisomiali (PPAR) negli effetti di rinforzo di alcune sostanze d’abuso e nella loro regolazione farmacologica della funzione dopaminergica mesencefalica (Congiu et al.). Il contributo di Fattore e Diana si occupa di emergenti evidenze di interesse terapeutico basate sulla transcranial magnetic stimulation (TMS) che, già impiegata con successo in altre patologie, starebbe lentamente prendendo piede anche nella terapia di soggetti affetti da dipendenza da sostanze oltreché da gambling patologico della cui fenomenologia clinica e delle cui relative basi neurobiologiche trattano Lo Russo et al. Chiudono il numero la esauriente trattazione del ruolo che le memorie associate alla condizione di dipendenza possono avere tanto da portare a considerare il disturbo da uso di sostanze come dovuto alla formazione ed eccessiva stabilizzazione di memorie maladattative e da far individuare i processi di riconsolidamento come potenziali target di un’azione terapeutica preventiva (Piva et al.) e la magistrale trattazione con cui Di Chiara fa il punto di alcune decadi di ricerca preclinica sul ruolo della dopamina nella gratificazione e nel rinforzo, nella motivazione e nell’apprendimento del comportamento motivato, tre aspetti fondamentali attorno ai quali si è incentrato il dibattito sul ruolo della dopamina, per giungere alla formulazione dell’ipotesi di un ruolo della dopamina nel piacere appetitivo distinto dal ruolo nel piacere consumatorio.
Elio Acquas
Elio Acquas
Cristina Cadoni
Cristina Cadoni